Storiografia dei "LABBIENTO"


Con qualche piccolo sforzo è stato possibile seguire la progressione della famiglia da questo documento e fino al 1910, utilizzando l'informazione contenuta nei vari registri trasferiti su microfilms che coprono il periodo che va dal 1809 al 1910 (Atti di Nascita, Certificati di Morte, Pubblicazioni e Atti di Matrimonio, Atti di Stato Civile Nati Morti e Nati Fuori, Cittadinanze). Questi microfilms furono prodotti dalla chiesa mormonica di Gesù Cristo dei Santi dell'Ultimo Giorno (Salt Lake City, Utah) negli Anni Novanta. Essi sono accessibili a chi ne fa richiesta in qualsiasi sede di culto della chiesa mormonica (microfilms presi da documenti originali presenti nell'Archivio di Stato di Avellino e di Sant'Angelo dei Lombardi).
La prima traccia (nel senso che è il documento più antico cui ho potuto accedere fino a questo momento) del capostipite dei Labbiento appare nel Catasto Onciario di Bagnoli Irpino del 1754 (copia su microfilm ottenuta presso l'Archivio di Stato di Napoli).
Con l'istituzione nel 1741 da parte di re Carlo III di Borbone del cosiddetto "catasto onciario", fu tentata l'introduzione nel Regno di Napoli di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell'industria. Gli abitanti di Napoli e dei suoi casali furono esentati dal pagamento della tassa catastale e quindi dall'obbligo di "formare" il catasto. In tutto il resto del Regno, le Università (così si chiamavano le amministrazioni comunali dell'epoca) furono tenute ad una serie di adempimenti per l'istituzione del catasto e la ripartizione dell'imposta, che variava a seconda della specie di possessori di beni, i quali furono distinti nelle seguenti classi: 1) cittadini, comprese vedove e vergini; 2) cittadini ecclesiastici; 3) chiese e luoghi pii del paese; 4) bonatenenti (possessori di beni) non residenti; 5) ecclesiastici bonatenenti; 6) chiese e luoghi pii forestieri. Il catasto fu detto onciario perché per la valutazione dei beni da sottoporre a tassazione fu introdotta l'oncia, un'antica moneta in uso nel Regno di Napoli fino all'epoca dei re aragonesi, ma non circolante più da alcuni secoli. Per la formazione del catasto tutte le Università del Regno (tranne Napoli e suoi casali) furono tenute all'elezione di deputati ed estimatori incaricati della redazione degli atti preliminari al catasto e dell'apprezzo, ossia della valutazione dei beni. I cittadini e tutti quelli che possedevano beni erano invece tenuti alla redazione della rivela, una vera e propria autocertificazione nella quale, oltre a riportare tutti i membri della famiglia con le relative professioni, vi erano indicati i redditi e gli eventuali pesi deducibili ai fini del calcolo della base imponibile. Al termine della raccolta delle rivele, sostituite da valutazioni dei deputati ed estimatori in caso di mancata dichiarazione, era steso il libro del catasto, nel quale era riportato il calcolo della tassa a carico di ciascun nucleo familiare. I catasti onciari sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell'albero genealogico di una famiglia perché rappresentano una preziosa fonte d'informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono, infatti, riportati il nome del capofamiglia, l'età e la provenienza (se forestiero), a volte l'indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome e cognome ed età della moglie, nomi ed età dei figli ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario). I catasti onciari (il nucleo più consistente si conserva presso l'Archivio di Stato di Napoli) ci permettono pertanto di ricostruire la storia economica e sociale di tutti gli attuali Comuni dell'Italia meridionale a metà Settecento............anche in sua sostituzione, quando gli archivi parrocchiali sono molto lacunosi o addirittura inesistenti per calamità del passato (terremoti, incendi, guerre, ecc.) oppure inconsultabili.  (Estratto dal http://www.ricercagenealogica.it/catasti%20onciari%20e%20riveli.htm )
Per ragioni di confidenzialità e di protezione della vita privata, queste pagine si limitano a trattare di persone presenti nei vari documenti accessibili al pubblico e che coprono un periodo fino all'anno 1910, oppure da informazioni presenti in luoghi pubblici come le pietre tombali del cimitero.
Un'altra fonte d'informazione possibile potrebbe essere l'insieme dei registri parrocchiali della Chiesa S. Maria Assunta di Bagnoli Irpino (o da registri provenienti da altre parrocchie, come dal vecchio Convento di S. Domenico - ignoro se siano accessibili al pubblico); ma non mi è stato pratico o possibile a causa della distanza andare in quella direzione. Spero che qualche Labbiento, residente a Bagnoli e interessato a questa ricerca storica, possa iniziare le dovute indagini. Questi registri dovrebbero coprire gli anni che precedono il 1809 (anno in cui il decreto napoleonico sullo sviluppo e manutenzione dei vari registri che coprono nascite, matrimoni e morti, entra in vigore). Nel Seicento la Chiesa Madre di Bagnoli fu distrutta dal fuoco ed è quindi molto probabile che i registri siano andati distrutti (almeno che una copia di tali documenti siano disponibili a Nusco o a Sant'Angelo).